la prima volta

La prima volta con Giancarlo

Hai già completato la scheda per l’inserimento dei tuoi dati?”, mi disse Angelica mentre uscivamo dall’aula studio di teologia. Quel pomeriggio d’inverno, poco prima delle vacanze di Natale, non avevo più alcuna voglia di parlare di università e di esami, volevo solo rilassarmi. La mia migliore amica, però, era una ragazza particolarmente ansiosa e cercava di farmi a tutti i costi venire la sua stessa ansia: ma questa volta avevo un appuntamento importante, perciò la salutai e mi diressi verso gli armadietti per recuperare i miei libri.

Giancarlo era già lì, mi stava aspettando da una mezz’ora. Mi salutò con la sua solita simpatia e con il sorriso che lo contraddistingue, e mi chiese se potevamo passare un attimo dalla palestra perché aveva dimenticato il suo badge sulla mensola dello spogliatoio maschile.

L’università stava per chiudere, così decisi, presa dalla curiosità, di entrare con lui negli spogliatoi degli uomini. Con Giancarlo ci frequentavamo da qualche mese, ma non avevamo ancora fatto sesso: in realtà stavo iniziando a chiedermi se fosse davvero interessato a me, perché al di là di qualche bacio non mi aveva mai neanche sfiorata, ed io ero in astinenza da un annetto, avevo davvero voglia di sesso e lui mi piaceva anche tanto.

Per quel pomeriggio avevo organizzato già tutto: un paio di stivali alti che scorrevano fino al ginocchio ed una gonna non troppo lunga a tubino fasciavano le mie forme toniche. Una camicia bianca con i bottoncini di perla e la scollatura lasciata appositamente evidente, affinché si vedesse lo spacco del decollete e due gocce di profumo avrebbero fatto la loro parte.

la prima voltaOvviamente, avevo curato nei dettagli anche la biancheria intima: un reggiseno bianco in pizzo che si abbinava agli slip, un completino nuovo che avevo acquistato per l’occasione. Casa libera, nella speranza che questa volta si decidesse a capitolare ai miei piedi: tutto studiato alla perfezione.

Ma quando vidi che gli spogliatoi erano vuoti e l’università avrebbe chiuso a breve, decisi di tentare l’impossibile, così lo presi per la mano e ci dirigemmo in una delle cabine riservate ai dipendenti della palestra. Lo spinsi letteralmente contro la parete della cabina, e iniziai a baciarlo con avidità, succhiando le sue labbra così come avrei fatto a breve con il suo membro del quale non conoscevo ancora il sapore.

Incollata a lui come una cozza, iniziai a sentire che il suo sesso si stava gonfiando, quasi per esplodere dai pantaloni. Mi rincuorò sentire che i miei baci in quella posizione stavano sortendo un effetto, così feci di più: sollevai un po’ la gamba e mi avvinghiai al suo bacino, portando la sua mano sulla mia natica mentre con il bacino imitavo i movimenti dell’amplesso strusciandomi ripetutamente contro di lui.

Chiara, se fai così non resisto…”, mi disse con voce rotta dall’eccitazione. Non desideravo altro: mi inginocchiai ai suoi piedi, gli abbassai i pantaloni e feci svettare il suo pene dagli slip, notando una eccitazione pulsante e già matura. Feci di più, iniziando a masturbarlo piano piano e leccando ogni tanto il glande per inumidirlo, visto che volevo che scivolasse nella mia passera calda e vogliosa di lì a breve.

Ma non feci in tempo per pensare alla prossima mossa, che quasi come un’esplosione Giancarlo venne nella mia bocca inondandomi di sperma. Ripulii ogni goccia continuando a guardarlo con eccitazione, e mi sedetti con le gambe aperte sulla panchina di legno della cabina: un po’ scomoda, ma in quel momento la voglia di essere posseduta era troppa.

Giancarlo era ancora un po’ stordito da quello che avevo appena fatto, ma non troppo da non capire che le mie cosce aperte e la mia passera grondante di umori reclamavano la sua attenzione. Come un toro a lungo rimasto in prigione, si fiondò sul mio seno succhiandomi avidamente i capezzoli mentre con una mano degnava di attenzione la mia vagina. Prima un dito, poi due, infine tre dentro di me a scrutarmi e prepararmi per la penetrazione.

Il suo pene scivolò dentro con facilità, tanta era la quantità di nettare proveniente dalla mia passera: mi possedette con estrema foga, tenendomi le mani ferme e pompando dentro di me più che poteva. Venni quasi subito, soffocando i miei gemiti per paura di non essere scoperti e, contraendo i muscoli interni della mia vagina, feci venire immediatamente anche lui.