scopata in ufficio

Scopata in ufficio con Massimo

Essere costretti a rimanere in ufficio il 10 agosto, quando quasi tutti i tuoi colleghi sono al mare e possono godersi le tanto agognate e meritate vacanze non è certo piacevole, men che meno se l’aria condizionata si è guastata nel bel mezzo di una giornata afosa, con 40 gradi all’ombra.

Nonostante avessi indossato un vestitino bianco in lino per stare più leggera, non potevo fare a meno di sudare anche rimanendo seduta davanti al computer: ma io e Massimo dovevamo finire un documento da inviare al capo redattore a Torino, entro la fine della giornata, e, caldo o non caldo, eravamo costretti a rimanere lì.

E se andassi al bar a prendere due birre ghiacciate?”, mi chiese Massimo. Col caldo che faceva, non potevo che accettare la sua proposta, anche se sapevo benissimo che a me, la birra, dà proprio alla testa.

Scese velocemente al bar, comprò due birre ghiacciate, e ritornò su nel giro di qualche minuto. Il tempo di socchiudere un po’ le finestre visto il gran caldo che stava entrando, e di slacciarmi un po’ i bottoncini del vestitino sul petto, tanto io e Massimo ci conoscevamo da una vita.

scopata in ufficioSai che sei proprio sexy oggi?”, mi disse sorseggiando la sua birra. Rimasi un po’ di stucco perché il mio collega non aveva mai mostrato alcun segno di interesse per me, e pensai che fosse la birra a parlare per lui. D’altronde anche a me aveva fatto un certo effetto, a digiuno.

Mi sentii lusingata dal suo apprezzamento e forse in quel momento mi appropriai della mia voglia di mostrare ad ogni costo la mia femminilità: lo guardai sorridendo e mi passai la lingua sulle labbra, continuando a lamentarmi del caldo.

Puoi sempre spogliarti… a me non dà fastidio”, mi disse ancora sorridendo. Lo guardai dritto negli occhi, mentre non potevo fare a meno di pensare a quello che mi stava chiedendo, forse, per farmi sua su quella scrivania, in quel caldo pomeriggio di agosto.

Massimo mi aveva sempre intrigato: i suoi pettorali che si intravedevano dalla camicia bianca lasciavano immaginare dure sessioni di allenamento in palestra dopo l’ufficio e non potei fare a meno di immaginare che dimensioni poteva avere, un uomo così ben messo fisicamente. Nel fare questi pensieri, sentii la mia passera bagnarsi sempre di più ed i miei capezzoli inturgidirsi dalla voglia.

Allargai un po’ le gambe e mostrai di più il seno per capire se Massimo ci stava veramente. Ebbi la prova del nove quando il mio collega si alzò in piedi e dalla cerniera dei pantaloni notai un rigonfiamento abbastanza palese, segno che si stava eccitando molto anche lui.

Mi alzai dalla mia poltrona e mi strusciai contro di lui, esattamente come una gattina in calore in cerca del suo maschio: slacciai la cintura dei suoi pantaloni, mi inginocchiai per terra e presi il suo membro tra le mani, ben felice di notare delle dimensioni molto eccitanti.

Strinsi tra le labbra il glande e succhiai avidamente il suo pene, mentre con l’altra mano allargai la fascetta del mio perizoma per darmi piacere. Sentii che Massimo era quasi pronto per inondarmi la bocca del suo seme, così mi alzai e mi sedetti a gambe aperta sul tavolo della scrivania: era un chiaro invito a venirmi dentro.

Massimo prese in mano la sua asta, ci sputò sopra e poi la infilò tra le mie gambe, andando su e giù; nel frattempo, mi toccava il clitoride facendo colare i miei umori fino alla base del suo pene.

In pochi minuti, mi inondò di piacere, emettendo un gemito di incontenibile godimento. Venni anch’io, piena dei miei umori e del suo sperma che mi colava tra le gambe.